(ANSA) – ROMA, 11 OTT – L’ipotesi circolante in queste ore di un possibile provvedimento di sospensione degli sport di contatto solleva «forte preoccupazione» in alcuni Enti di promozione sportiva riconosciuti dal Coni per l’effetto sulla sopravvivenza delle realtà del sistema sportivo di base.
Il Centro sportivo italiano (Csi) fa sapere che «si atterra’ al massimo rispetto delle norme» ma allo stessa tempo «ritiene opportuno chiedere alle autorità di vigilare perché lo sforzo a favore dello sport in sicurezza non risulti poi penalizzato da comportamenti inadeguati e non verificabili, a cui si assiste in attività spontanee e/o gestite privatamente», sottolineando tra l’altro «di esprimere anche il senso di una grande preoccupazione, raccomandando il massimo impegno al fine di salvaguardare la promozione sportiva, amatoriale e dilettantistica, nonché le migliaia di lavoratori occupati nello sport di base».
Sulla stessa lunghezza d’onda anche Uisp e Us Acli. L’Unione italiana sport per tutti specifica che ha sempre dimostrato grande «senso di responsabilità nei confronti della sicurezza e della salute dei cittadini e degli sportivi», anche se «le notizie che circolano in queste ore ci portano ad alzare il livello di attenzione e di preoccupazione che rivolgiamo a tutte le autorità competenti ai vari livelli affinché, nelle eventuali misure da adottare per il contenimento dei contagi, non si creino discriminazioni tra i diversi organismi sportivi e che siano garantite le stesse possibili opportunità», augurandovi «che oltre alla possibilità di svolgere attività motoria sportiva e di allenamento vengano garantiti gli eventi e le competizioni sportive riconosciuti di interesse nazionale e regionale dagli Enti di Promozione Sportiva».
L’Unione sportiva Acli, evidenziando che «la priorità per tutto è, e deve rimanere, quella della salvaguardia della salute pubblica», rimarca allo stesso tempo «la necessità – le parole del presidente, Damiano Lembo – di pensare anche alla sopravvivenza delle nostre Asd e Ssd, che tanti sacrifici hanno fatto per potersi far ritrovare pronti ai nastri di ripartenza dopo il lockdown e che ora rischiano di chiudere di nuovo le loro attività. Un nuovo stop che, se fatto a tappeto senza considerare chi rispetta già rigidamente i protocolli ai quali le stesse si sono da subito adeguate a fronte di costi superiori, rischierebbe di diventare fatale per molte di loro. Dal momento in cui si parla di stop allo sport, bisognerebbe pensare anche alle migliaia di operatori sportivi, dirigenti, atleti e tecnici, che con lo sport e di sport vivono e che rischiano di tornare inesorabilmente nell’invisibilità da cui con tanti sforzi, anche dello stesso governo, erano riusciti lentamente ad emergere». (ANSA).
Menu