Esperti analizzano primi dati per nuova metodologia a supporto operatori sportivi

Roma, 16 ottobre 2020 – Lo sport come strumento di inclusione sociale nelle aree critiche del pianeta è possibile, anzi auspicabile. Ma serve capacità di networking tra le organizzazioni, nodi burocratici da sciogliere per quanto riguarda i finanziamenti e sostenibilità nel riuscire a dare continuità nel tempo a un progetto. Oltre a una serie di competenze non strettamente tecniche da possedere per allenatori e operatori sportivi attivi in contesti critici. È quanto emerge dalle prime attività di ricerca del progetto.

‘SIMCAS – Social Inclusion Methodology in Critical Areas via Sport’ è tra i progetti inseriti nel Programma Erasmus Plus Sport, e si propone di definire una metodologia in grado di supportare gli operatori sportivi nella progettazione di interventi per l’integrazione degli immigrati in aree critiche, come istituti penitenziari, quartieri svantaggiati e campi profughi.

I primi risultati del progetto, che coinvolge oltre all’Italia anche Spagna, Grecia Germania, Danimarca e Slovenia, sono stati presentati oggi in un importante seminario internazionale svolto on line dal titolo ‘Making integration through sport’, promosso dall’Unione Sportiva Acli, dall’Università di Cassino e dall’IREF (Istituto di Ricerche Educative e Formative delle Acli): una rassegna bibliografica sulla capacità dello sport di superare l’esclusione sociale dei migranti in aree critiche e un report sulle interviste ad esperti, operatori sportivi, rappresentanti del Terzo Settore e delle Istituzioni con competenze ed esperienze maturate nei contesti in cui si realizza il progetto.

Il seminario è stato inserito nel programma degli #Erasmusdays e di Aspettando la notte dei ricercatori 2020 ‘MEETmeTONIGHT’. Ad aprire i lavori, il saluto del Presidente dell’US Acli Damiano Lembo. All’incontro, coordinato da Simone Digennaro dell’Università di Cassino, hanno partecipato in qualità di relatori Cristiano Caltabiano, Luca Proietti e Michele Proietti dell’Iref e Thomas Farines, Formatore ed educatore, consulente di Terre des Hommes in Grecia e David Ekholm, Docente senior, Dipartimento di Cultura e società dell’Università di Norrköping, Svezia.

“Dobbiamo tenere conto del contesto – spiega Cristiano Caltabiano, Coordinatore della ricerca SIMCAS – perché in Europa negli ultimi dieci anni la questione migratoria è diventata molto controversa rispetto al passato, ma serve anche un networking condiviso con altre associazioni che sono fortemente motivate a integrare migranti nella società. È emerso anche il ruolo preponderante del coach, che è una figura fondamentale. È il vero anello di congiunzione: serve capacità nel gestire dinamiche di gruppo in contesti multi segreganti e problematici come un carcere o un campo profughi”. “Lo sport – conclude Caltabiano – viene troppo spesso visto come una panacea contro i mali della società, ma il salto di qualità è quello di farlo diventare efficace nel generare dei processi di integrazione che richiedono tempo ed energie”.

I risultati della ricerca sono stati presentati da Cristiano Caltabiano e Gianfranco Zucca dell’Iref, nella giornata di ieri, anche ai dirigenti e operatori sportivi dell’US Acli impegnati nel progetto ‘Lo sport generAttore di comunità’ in un focus sulla promozione dello sport all’interno degli Istituti penitenziari. Tra i dirigenti presenti anche Marco Critelli e Mariangela Perito che insieme a Sabrina Falcone (Responsabile dell’Area Pedagogica Giuridica del Carcere di Velletri) hanno contribuito alle interviste realizzate da Iref, mettendo in evidenza alcune caratteristiche peculiari del contesto carcerario e le conseguenti attenzioni nella realizzazione di programmi sportivi di inclusione sociale attraverso lo sport.

All’incontro, coordinato da Laura Bernardini (Responsabile dei progetti SIMCAS e Lo sport generAttore di comunità) è intervenuta anche Elisabetta Mastrosimone (Responsabile nazionale della Formazione US Acli) che ha approfondito il ruolo dell’educatore sportivo nel contesto carcerario e le conseguenti esigenze formative.

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